In studio con l'avvocato coach - Old way, New way

In questo e in altri articoli che seguiranno, tratterò esempi concreti di cosa può ostacolare il raggiungimento di un accordo fra soggetti in conflitto e di come un avvocato-coach specializzato in negoziazione possa facilitare il superamento di detti ostacoli.

Gli articoli si ispirano a casi reali da me gestiti, e sono strutturati in una prima parte dedicata all’esame generale di un argomento e in una seconda parte dove riporto un potenziale colloquio tra avvocato-coach e cliente

 

Argomento di oggi

Responsabilità e potere personale. 
Saper scegliere: cosa, perché, quando e come.
Contributo di mantenimento: il marito. 

Molti problemi relazionali (e non solo) nascono da una mancanza di auto-responsabilità. 

Cosa intendo con questa espressione? Come ho già accennato nel mio precedente articolo “Cosa causa la fine di una relazione”, intendo la capacità di riconoscere la propria parte nell’aver co-creato una data situazione-esperienza e quindi la capacità di affrontarla e di contribuire a cambiarla, se non ci piace.

  • Responsabilità, letteralmente, sta per abilità o potere di rispondere (respons-abilità).
    Essere auto-responsabili significa, prima di tutto, riconoscere e accettare di avere quel potere, e poi esercitarlo.
    Il potere di rispondere scegliendo i nostri pensieri, sentimenti (emozioni), parole e azioni, qualunque siano le circostanze esterne, incluso il comportamento degli altri.
    Questo potere è già a nostra disposizione e nessuno può limitarlo, se non noi stessi.

Pensateci. Può forse un accadimento o il comportamento di una persona entrare fisicamente nella nostra mente o nel nostro cuore, premere un tasto e far partire un nostro pensiero-emozione-parola-comportamento?

Questa è la sensazione che abbiamo e che traduciamo in frasi come “se tu arrivi in ritardo devo pensare che non ti importi di me”, “lui/lei mi ferisce”, “lui/lei mi fa perdere la pazienza”, “questa situazione mi impedisce di….” ecc.

In realtà, quello che accade è che lasciamo i nostri pensieri-emozioni-parole-e-comportamenti in balia della nostra parte inconsapevole, cosicché le nostre risposte emergono come degli automatismi su cui non abbiamo alcun controllo.
La cosa bella è che, se lo vogliamo, possiamo frapporre la nostra consapevolezza tra lo stimolo esterno e la nostra risposta, così da spezzare quegli automatismi e scegliere sempre cosa pensare, quali emozioni provare e in che modo comportarci.

  • Respons-abilità è anche riconoscere e accettare che i nostri pensieri ed emozioni, tradotti in parole e azioni, producono degli effetti nel mondo e nei vari contesti in cui si svolge la nostra vita. 
    E’ così che co-creiamo.
    Migliori saranno i nostri pensieri e le nostre emozioni, migliori saranno i risultati che produciamo: le nostre co-creazioni.

In questo senso, parliamo anche di respons-abilità verso gli altri. Che non significa che noi abbiamo potere su pensieri, emozioni, parole e azioni altrui. No, gli altri possono sempre scegliere come rispondere interiormente ed esteriormente ai nostri comportamenti (così come noi ai loro).

Essere respons-abili verso gli altri, significa accettare che il modo in cui entriamo in contatto con loro (tramite la nostra zona di potere di pensieri-emozioni-parole-azioni) determinerà delle risposte, e, in una relazione, la somma di queste azioni-risposte determinerà la qualità e la durata della relazione.
 

  • Auto-responsabilità, non è colpa dunque, ma potere personale.
    Potere nel senso di possibilità, di libero arbitrio, non di dominio sugli altri. Potere di essere protagonista della nostra vita, di scegliere, di determinare, di co-creare.

Uno scarso livello di auto-responsabilità, per contro, significa sentirsi in balia degli eventi e degli altri, del fato o delle coincidenze.
Questo porta a lamentarsi e ad accusare l’altro/a dell’esperienza che stiamo vivendo; entriamo nello stato della vittima impotente e non abbiamo la lucidità per gestire le situazioni in modo costruttivo.

 

Colloquio tra avvocato-coach e cliente.

Vediamo ora in che modo la mancanza di auto-responsabilità può ostacolare il raggiungimento di un accordo tra due coniugi che si stanno separando e dove il marito non vuole corrispondere il contributo di mantenimento.

E vediamo anche come un avvocato-coach, specializzato in negoziazione, può facilitare il proprio cliente a riconoscere la propria auto-responsabilità e a trovare un accordo ottimale con la moglie, salvaguardando il rapporto interpersonale, il benessere di entrambi e comportandosi come un esempio per i figli.

Senza entrare nel merito del diritto e della giurisprudenza su questo argomento, di cui ci occuperemo in uno specifico articolo, ipotizziamo che nel nostro caso vi siano tutte le condizioni perché il marito corrisponda il contributo alla moglie, tanto che in un eventuale contenzioso detto obbligo verrebbe imposto dal giudice. 

Avv-coach: Quali sono i motivi per cui non vuole riconoscere il contributo di mantenimento a sua moglie?
Cliente: Non è giusto
Avv-coach: Secondo quali parametri ritiene che non sia giusto? Mi aiuti a capire.
C. Non è più mia moglie e non la amo più, quindi non è giusto.
Avv-coach: Cosa rendeva giusto che lei mantenesse sua moglie quando era ancora sua moglie e l'amava?
C. Quando l'amavo lo facevo volentieri.

(Abbiamo ascoltato attivamente il cliente e riconosciuto la regola che guida la sua resistenza. Ora aiutiamolo a riconoscere il contributo, che, in caso di disaccordo, gli sarebbe imposto dal giudice.)

Avv-coach: Ok, ora ho capito. Non vuole versare il contributo perché, non amando più sua moglie, non lo farebbe volentieri.
Qual è la ragione per cui oggi sua moglie ha bisogno del suo contributo per mantenersi?
C. Non ha un lavoro
Avv-coach: E perché non ha un lavoro?
C. Perché quando sono nati i nostri figli abbiamo deciso che lei lasciasse quello che aveva.
Avv-coach: Capisco. E dopo che i vostri figli sono cresciuti?
C. Abbiamo preferito che lei continuasse a occuparsi della casa e della famiglia.
Avv-coach: Che ragazzi sono i suoi figli?
C. Dei bravi ragazzi! Ci hanno dato tante soddisfazioni.
Avv-coach: Crede che sua moglie abbia contribuito con la sua presenza e il suo tempo a fare dei vostri figli degli bravi ragazzi?
C. Si certo!
Avv-coach: E per lei cosa ha fatto, oltre ad aiutarla a crescere due bravi figli?
C. Si è occupata della casa, mi ha preparato da mangiare ogni giorno, ha lavato i miei  abiti, ha fatto la spesa, pagato le bollette...
Avv-coach: E in che modo tutto ciò le ha giovato nel corso dei vostri 25 anni di matrimonio?
C. Beh, sicuramente, mi ha permesso di concentrare le mie energie sul lavoro e di riposare quando arrivavo a casa. Così come di non preoccuparmi dei nostri figli e di essere oggi orgoglioso di loro.
Avv-coach: Quindi, se ho capito bene, sua moglie ha lasciato il lavoro per occuparsi dei vostri figli, di lei e della vostra famiglia. E’ esatto? 
C. Beh si, effettivamente, è stata anche per una mia scelta se mia moglie oggi non ha un lavoro.
Avv-coach: E se guarda tutto ciò che ha fatto per lei e i vostri figli in questi 25 anni, pensa si meriti ancora un po’ del suo sostegno?
C. Si, però è dura avvocato con uno stipendio solo ...
Avv-coach: Si, certo, capisco che l’idea di affrontare questo cambiamento possa essere dura. Le va se ci ragioniamo sopra insieme e facciamo delle ipotesi? Possiamo ideare varie soluzioni che tutelino al meglio le esigenze di entrambi.
C. Va bene.

Risolta la resistenza iniziale, da qui in poi si tratta di lavorare sul modo in cui realizzare l’obiettivo di versare un contributo alla moglie (ad esempio si può proporre un limite temporale, un contributo a scaglioni, di rinegoziare l’importo dopo un certo tempo, di scambiare il contributo con un aiuto da parte della moglie in qualche incombente quotidiano ecc.) e su quali risorse interne ed esterne servono per trovare l’accordo più ecologico per le parti.

Ma ciò che conta è che adesso il marito è più aperto a confrontarsi con la moglie. Il no iniziale, è diventato un “si, però” o, per dirla con William Ury, nel suo libro “Il no positivo” è diventato un “si, no, si?

Nel prossimo articolo, vedremo l’avvocato-coach in una sessione con la moglie di questo marito.

L’immagine utilizzata è protetta dal diritto d’autore

Commenti   

0 #1 profile 2018-11-02 15:50
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