Cuore in crisi

Quando moglie e marito decidono di porre fine alla loro unione hanno due opzioni:
la separazione consensuale 
o la separazione giudiziale.

In cosa si differenziano le due procedure e quale scegliere?

Cominciamo sfatando il mito del “non ti concedo la separazione”.

 

Separarsi è un diritto di ciascuno dei coniugi che non può essere limitato né dall’altro coniuge, né dal giudice.
L’unica condizione posta dal nostro codice civile affinché il giudice possa dichiarare la separazione è l'esistenza di fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza.
Ma, nell’applicazione pratica, questa condizione risulta ridotta ad una mera clausola di stile.
O meglio, saggiamente, la Giurisprudenza ne ha fatto un’interpretazione soggettivistica, riconoscendo, essenzialmente, che se anche uno solo dei coniugi dichiara di non voler più proseguire nel rapporto coniugale, tale atteggiamento già denota in sé e per sé il venir meno di quelle condizioni basilari - tra cui in primis il legame morale - che animano il matrimonio.   

Ciò che fa la differenza è invece e appunto il come giungere a simile epilogo: d’accordo o in lotta.

 

LA SEPARAZIONE CONSENSUALE

La separazione consensuale è caratterizzata dalla volontà delle parti di trovare un accordo sulle condizioni a cui separarsi (affidamento-frequentazione dei figli se ci sono, contributo di mantenimento, assegnazione della casa coniugale, divisione dei beni ecc.).

A volte i coniugi giungono insieme e pacificamente alla decisione di dividersi, e insieme scelgono un avvocato che li aiuti nel definire il contenuto dell’accordo e che compia, successivamente, le pratiche formali presso il tribunale.

Altre volte, invece, uno dei coniugi prende l’iniziativa individualmente e contatta un avvocato per  avere le informazioni preliminari. 
Poi, o comunica tale propria iniziativa personalmente all’altro coniuge, oppure delega tale adempimento all’avvocato.
A questo punto, la parte che riceve la comunicazione può scegliere di affidarsi all’avvocato scelto da suo marito/sua moglie, oppure di prenderne uno di propria preferenza.

Un avvocato in comune o ad ognuno il proprio?

La scelta è molto personale. 
Ciò che, a mio parere, deve guidare questa decisione è il senso di fiducia nelle capacità professionali  e nella neutralità che il professionista ispira o meno in te, e la sintonia che senti dal punto di vista umano.

Ciò che, viceversa, non deve assolutamente guidare la scelta è il pregiudizio che, “perché l’avvocato lo ha scelto lei/lui, allora non lo accetto”.

Avere un avvocato in comune può avere molti vantaggi. Quali?

  • Poiché il vostro avvocato parteggia per entrambi e desidera farvi ottenere il miglior accordo possibile - per voi e per i vostri figli se ne avete - si impegnerà al 100% per mantenervi in uno stato di confronto costruttivo. 

  • Non appoggerà, né alimenterà atteggiamenti astiosi, aggressivi, di ripicca, strumentali od ostruzionistici, neppure quando ci saranno eventuali momenti di tensione nelle trattative.
     
  • Non minaccerà di ricorrere al Giudice al minimo stallo per far ottenere a uno o all’altra ciò che vuole, come può accadere invece quando c’è un avvocato per parte, soprattutto se questi non ha una vocazione per la conciliazione e le specifiche competenze negoziali.

  • Per facilitare il raggiungimento di un ottimo accordo, il comune avvocato, potrà beneficiare del contatto diretto e confidenziale con ciascuno di voi e organizzare incontri in cui facilitare il vostro dialogo. Mentre, spesso, le trattative condotte da due avvocati, si riducono a colloqui - o peggio email - tra gli avvocati medesimi, con scarsissimo - se non nullo - coinvolgimento delle parti.

  • Infine, con un unico legale avrete un sicuro risparmio economico, che non guasta mai.

Quindi, se tua moglie o tuo marito ha scelto per prima/o l’avvocato, quello che mi sento di consigliarti è questo: prima di decidere se accettarlo o meno come avvocato comune, vai a conoscerlo.
Io incoraggio sempre l’altra parte a prendere un appuntamento, senza impegno, in cui incontrarmi e conoscermi per decidere se darmi la propria fiducia.

Cosa succede dopo? 

Che abbiate un avvocato in comune o uno per ciascuno, la fase centrale e più importante di tutto l’iter di una separazione consensuale è il negoziato, che può essere più o meno complesso a seconda del numero e dell’importanza degli interessi in gioco, nonché di quanto le posizioni delle parti siano già vicine o lontane.

Qui la scelta dell’avvocato è senza dubbio la questione più rilevante. Il suo stile negoziale e le sue competenze a riguardo determineranno la qualità dell’accordo che raggiungerete, e quindi il vostro livello di soddisfazione.

  • Lo stile più comunemente utilizzato è la transazione, che implica per definizione reciproche concessioni.
    E’ ciò che, in gergo, viene detto negoziato a torta fissa. Se la torta - ciò che c’è sul tavolo della trattativa - è fissa, non si potrà che prenderne una parte per ciascuno, rinunciando all’altra parte.
    Il risultato è un accordo in cui tutte le parti perdono qualcosa.

    Senza competenze specifiche in negoziazione, la maggior parte delle torte (se non tutte)  sembrano fisse.
  • Un altro stile di negoziazione è il negoziato basato sugli interessi, che è quello che adotto io.
    Attraverso strumenti e tecniche specifiche, si può giungere ad ingrandire quella che era la “torta” iniziale, cosicché le parti ottengano ciò che è veramente importante per ciascuna di loro.
    Il risultato è un accordo in cui tutti vincono.
  • Su richiesta di una o di entrambe le parti, questo stile negoziale può essere integrato con apposite sessioni di coaching per dar vita ad un terzo stile, la “NegoziazioneEvolutiva”, utile soprattutto laddove i coniugi vogliano separarsi consensualmente ma nutrano sentimenti negativi (astio, sensi di colpa, biasimo ecc.) che impediscono una comunicazione costruttiva, o uno dei due non abbia accettato interiormente la richiesta di separazione, o abbia bisogno di specifiche risorse interiori e/o di strategie per affrontare la nuova situazione.

E una volta raggiunto l’accordo?

A questo punto, l’avvocato redige un atto in cui esprime la volontà dei coniugi di separarsi e ne trascrive le condizioni concordate; quindi lo deposita presso il Tribunale competente, e la Cancelleria fissa un’udienza, alla quale entrambi i coniugi devono comparire personalmente (salva la facoltà di conferire una procura speciale redatta da notaio), per confermare davanti al giudice la loro volontà esposta nell’atto.

Con questo adempimento, la procedura essenzialmente si conclude.
Resta solo il compito dell’avvocato di chiedere le copie autentiche del decreto che omologa la separazione.
A proposito! Se il vostro legale non ve le dà spontaneamente, chiedetegliele voi. Così le avrete per ogni eventuale necessità, oltre che per quando vorrete procedere con il divorzio. 

Quanto dura la separazione consensuale?

La durata può variare in base alla complessità del negoziato e al tempo necessario per avere udienza presso il vostro tribunale.
Facendo una media secondo la mia esperienza, dal primo contatto con l’avvocato all’udienza in tribunale, tutta la procedura potrebbe durare tra i 6 mesi e 1 anno.

 

LA SEPARAZIONE GIUDIZIALE

La separazione giudiziale dovrebbe essere “l’ultima spiaggia”.
Si ricorre a questa procedura quando le parti non vogliono o non riescono a trovare un accordo, e quindi si delega al giudice la decisione sulle condizioni della loro separazione.

Si tratta di una causa vera e propria, dove ognuno dei coniugi ha il proprio avvocato.
Viene introdotta con un atto che uno dei due avvocati deposita in tribunale e poi notifica all’altra parte.

Si sviluppa con una serie di udienze e lo scambio di atti, in cui - nella miglior ipotesi - i legali si limitano a sostenere le ragioni del proprio assistito e a smontare quelle di controparte e - nell’ipotesi più deplorevole - si scambiano anche critiche e offese più o meno esplicite nei confronti dei reciproci assistiti.

La durata è molto variabile e pressoché in balia dell’agenda del giudice, oltre che dell'eventuale ostruzionismo delle parti.

 

QUALI SONO I PRO E I CONTRO DI UNO E DELL’ALTRO TIPO DI SEPARAZIONE.

I pregi della separazione consensuale:

  • tutela del rapporto umano delle parti e dei figli, con conseguenze virtuose per il futuro;
  • salute emozionale e fisica;
  • brevità e risparmio economico;
  • condizioni decise dalle parti;
  • possibilità di divorziare dopo 6 mesi dall’udienza di comparizione in tribunale.

A mio parere, non ci sono svantaggi, se non nel caso di negoziazioni mal gestite. Ad esempio quando si "forza la mano" a una delle parti e si accellerano troppo i tempi.

I vantaggi della separazione giudiziale:
in casi estremi di irragionevolezza di entrambe le parti o di una delle due, che avanza pretese assurde o si oppone a richieste legittime, oneste ed equilibrate, può rappresentare, come dicevo, l’ultima tutela.

Gli svantaggi.
Al di fuori della predetta condizione, questa scelta porta:

  • logoramento, quando non la definitiva compromissione, del rapporto umano tra le parti;
  • sofferenza, e nei casi più importanti danni psicologici a lungo termine, per i figli;
  • emozioni negative, che si ripercuotono sulla salute e sulle altre relazioni;
  • lungaggini e costi fuori controllo;
  • condizioni decise da un soggetto terzo, che spesso scontentano entrambe le parti;
  • tempi più lunghi per divorziare: possibilità di presentare la domanda dopo 1 anno, anziché 6 mesi, più la durata della causa. Perché, frequentemente, se le parti hanno litigato sino a sentenza, litigheranno anche per il divorzio.  

QUALI SONO GLI EFFETTI DELLA SEPARAZIONE?

Il provvedimento con cui il giudice dichiara la separazione tra i coniugi - sia consensuale che giudiziale - ha l'effetto di formalizzare uno stato di fatto - appunto la separazione - e i conseguenti diritti e doveri di marito e moglie. 
Ma dopo la separazione i coniugi restano tali.

Il provvedimento del giudice ha valore di titolo esecutivo. In altre parole, se uno dei due non rispetta le condizioni ivi dettate, l’altro può imporglielo. 
E’ giusto precisare però che non tutti gli obblighi sono coercibili. Per esempio se un genitore non adempie il dovere-diritto di frequentare i figli, può essere solo sanzionato, ma non obbligato a vederli. 

Un’altra importante conseguenza della separazione è lo scioglimento della comunione dei beni a partire dall’udienza di comparizione delle parti, se questo è il regime patrimoniale della coppia.
Questo significa, fra l’altro, che gli eventuali acquisti fatti successivamente restano automaticamente di proprietà esclusiva del coniuge che li ha compiuti.


E IL DIVORZIO COME FUNZIONA?

Al divorzio si arriva in modo pressoché identico di come si giunge alla separazione.
Anche qui la scelta è tra consensuale e giudiziale, e quindi vale tutto quanto detto sopra in ordine alle due procedure.

Sono invece diverse le conseguenze.
Infatti, il divorzio si chiama tecnicamente scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, a seconda che sia stato contratto un matrimonio solo civile o concordatario (religioso+civile).

L'effetto principale del divorzio è il venir meno della condizione di coniuge, nonché - per conseguenza - dei diritti di successione ereditaria, salvo alcune particolartità.

Si riacquista lo stato civile libero. 


 

E SE NON SIAMO SPOSATI, MA SOLO CONVIVENTI? 

Ne parlerò in un prossimo articolo.

 

Copyright: i contenuti di questo articolo e le immagini utilizzate sono tutelate dal diritto d'autore.

 

Mailing List

Iscriviti alla nostra Newsletter inserendo il tuo indirizzo email nel box sottostante

captcha 

Legge e giurisprudenza

Uffici

Voghera (PV)

Via Sant'Ambrogio 22
Telefono:  0383.44487
Email: sc@studiolegalesilviacappelli.it

Sondrio (SO)

Via Pio Rajna 1
Telefono:  0383.44487
Email: sc@studiolegalesilviacappelli.it

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi e esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso. Per informazioni sull'utilizzo dei cookies e sapere come gestirli clicca qui..

Non visualizzare più il banner informativo.